Ieri è stata la Giornata della Memoria, e come ogni anno i media ce lo hanno ricordato scrivendone, parlandone, mandando in onda film a tema. Ho passato il pomeriggio in casa perché non mi sentivo molto bene, avevo un mal di testa colossale, così ho dormito e guardato la tv (per quanto ci riuscissi).
Verso le 19.00 Mtv ha mandato in onda uno speciale dedicato alla memoria, consisteva di una intervista alle sorelle Bucci. Per chi non lo sapesse, le sorelle Bucci, Andra e Tatiana, sono due signore, allora bambine, sopravvissute al campo di sterminio di Auschwitz la cui storia è stata raccontata in molti libri, uno dei quali è quello che propongo qui.
Sono nato in Polonia ad Opole, nemmeno 150 km da quel posto, Oświęcim in polacco, sono andato a visitarlo un paio di volte, lo conosco come uno dei tanti turisti che ha dei nonni che sono stati rinchiusi la, ho ascoltato i loro racconti, quelli della mamma, ho letto libri, insomma è una realtà che fa parte della mia vita seppur indirettamente, ma ogni volta che sento la storia di un deportato mi si ferma il cuore.
Se andate in Polonia per visitare il campo di concentramento e dovete chiedere indicazioni, beh, chiedete di Oświęcim, altrimenti, nominando Auschwitz, vi trovereste di fronte a uno sguardo affranto e il silenzio, come a dire non so di cosa parli.
Le due signore furono deportate all’età circa di 4-5 anni, insieme al cuginetto Sergio, e nonostante fossero molto piccole, i ricordi sono rimasti… i ricordi più crudeli.
Ascoltavo quello che raccontavano ripetendomi, come ogni volta che sento queste storie, “Come è possibile una tale follia?”.
Hanno spiegato il solito rito del bivio iniziale, forni o cella, del momento del tatuaggio (n. 76.483 e n. 76.484), hanno raccontato di come vedessero ogni giorno deperire la mamma, di come fosse lei a ricordare ogni giorno alle bambine come si chiamassero, raccomandandosi di non dimeticarlo, di non dimenticare il loro nome.
Hanno raccontato di come ci fosse per ogni blocco un addetto delle S.S. a sovrintendere, per le donne era una donna anche la guardia, in gergo blokova.
Hanno raccontato come ci fossero anche delle blokove umane che davano consigli per sopravvivere.
[...]Una blokova ci aveva avvisato che sarebbero arrivate delle S.S. che ci avrebbero chiesto chi di noi volesse andare con la mamma, e che non avremmo dovuto fare un passo avanti ma di restare al nostro posto. Noi due ci facevamo forza a vicenda, eravamo in due a sopportare quel posto, Sergio invece era solo, ed era molto legato alla mamma e fece quel maledetto passo avanti[...]
Quel passo volle dire diventare una delle venti cavie chieste dal medico Heissmeyer.
Sergio morì perché gli mancava la mamma.
P.S.
In un post del sito “Il treno della memoria” trovate la recensione del libro e un pò della storia della famiglia Bucci.
